
Ville da sogno. Piscine. Abiti firmati. Ma
anche alcol, droga e solitudine. In questo falso Eden di rampolli annoiati
piomba un ragazzo di periferia. Lo interpreta Ben McKenzie. Che qualcuno già
indica come l'erede di Russell Crowe
1/9/2004
di Barbara Mosconi
Benvenuti a «The O.C.» ossia «Orange County», quartiere superbene e
superlusso di Newport Beach, sulle colline di Los Angeles, dove la gente
vive in ville rigorosamente dotate di piscina, i giovani vestono Calvin
Klein e pure Hello Kitty, fanno sfilate di beneficenza, party molto
alcolici, spacciano un po' di droga, le ragazze sono piccole donne con
fisico da modelle, i ragazzi giocano alla playstation e scazzottano sulla
spiaggia, mentre i genitori cercano di star dietro a tanta beata gioventù
fra rispettivi problemi coniugali e crac economici.
Ce n'è per tutti i gusti in «The O.C.», la nuova serie che debutta su Italia
1 in prima serata martedì 7 settembre per andare in onda anche mercoledì 8
e, dalla settimana successiva, solo il mercoledì: un «teen drama» (telefilm
per un target giovane) che la passata stagione negli Usa ha fatto il pieno
di ascolti e si appresta a replicare il successo anche in Italia. Lo scorso
maggio, quando i primi due episodi sono stati presentati al Telefilm
Festival di Milano, la sala era gremita di ragazzini e ragazzine che alla
fine della proiezione hanno tributato applausi e persino versato qualche
lacrima. La storia cattura e fa sognare, metà realtà quotidiana (i problemi
degli adolescenti, le schermaglie d'amore, le difficoltà con i genitori) e
metà soap (sentimenti estremi, mondo patinato, auto, barche, soldi). «Un "Dawson's
Creek" con l'aggiunta di steroidi» l'ha definito «TvGuide» paragonando «The
O.C.» all'altro telefilm-cult delle ultime generazioni di adolescenti. Ma
che cosa racconta? Lo riassume in una frase del primo episodio il
protagonista Ryan (Benjamin McKenzie): «Ho rubato una macchina, in realtà è
stato mio fratello, ma lui aveva una pistola e della droga e ora è in
prigione. Mia madre mi ha cacciato perché era ubriaca. Il signor Cohen mi
ospita». La storia parte da qui: il povero Ryan, ragazzo di pochi mezzi, che
vive a Chino, quartiere malfamato di Los Angeles, incappa in un avvocato
buono e idealista, Sandy Cohen per l'appunto (Peter Gallagher). L'uomo si
prende così a cuore la redenzione del bulletto che decide di «adottarlo» e
se lo porta a casa tra le perplessità della moglie Kirsten (Kelly Rowan) e
la migliore accoglienza dell'impacciato figlio Seth (Adam Brody). Il giovane
Ryan, catapultato nell'alta società di Orange County, s'innamora a prima
vista della turbolenta Marissa (Mischa Barton), contendendola al riccastro
Luke (Chris Carmack), mentre Seth cerca a sua volta di conquistare la bella
Summer (Rachel Bilson).
E così la vita scorre a «The O.C.» mentre i genitori dei ragazzi fanno di
tutto per complicarsi a loro volta l'esistenza. Lo schema s'intreccia con
furbizia e perspicacia. Se all'autore, il ventiseienne Josh Schwartz, si
fanno notare le somiglianze con l'altra storica serie «Beverly Hills 90210»,
lui risponde giurando di aver visto solo mezza puntata del precedente
telefilm. «"Beverly Hills" ha avuto un bell'impatto psicologico, sono
lusingato del paragone» ribatte McG, produttore esecutivo di «The O.C.»,
classe 1970 e già regista del doppio film «Charlie's Angels». «Ma,
francamente, credo che "O.C." sia più simile a "Six Feet Under", ha elementi
più drammatici, non è il solito telefilm di liceali».
Fatto sta che quando un anno fa «The O.C.» debutta sul canale della Fox ne
sono stati girati solo 4 episodi. Seppur in estate (è il 5 agosto) la nuova
serie incolla al video 7,5 milioni di spettatori (7% di share). Così la rete
decide di girare altri 5 episodi e poi altri 6: il pubblico cresce e si
affeziona alle storie di Ryan, Seth, Marissa, Summer e compagnia bella. Alla
fine saranno 27 gli episodi in onda fino a maggio 2004 (con una media di
quasi 10 milioni di spettatori) e il prossimo novembre parte negli Usa la
seconda stagione. Intanto, i quattro protagonisti sono assurti tra i
personaggi emergenti del 2003 e per Benjamin McKenzie si sprecano paragoni
con Russell Crowe: già lo chiamano «baby Crowe». Ma lui risponde con
l'umiltà del debuttante: «Sono semplicemente un ragazzo che per ora ha
girato un solo telefilm. Magari un giorno potrò meritare il paragone...».
Fonte:
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